venerdì 29 agosto 2008

Bernanke e Draghi, due diverse ricette contro la crisi

La crisi finanziaria che dura ormai da un anno si è fatta sentire, e non è ancora finita. Forse è una delle poche affermazioni sulla quale i governatori delle banche centrali e gli studiosi che si sono riuniti al ritrovo annuale della Fed (Jackson Hole, in Wyoming) sono d’accordo. Diverso il discorso sull’analisi e le soluzioni. Il nodo delle discussioni è stato quanto le banche centrali debbano essere considerate responsabili per la stabilità finanziaria e tenere in conto le preoccupazioni di Wall Street. Su questo il capo della Fed, Ben Bernanke, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, e Willem Buiter, l’ex componente del board della Banca d’Inghilterra, hanno ricette diverse. «Non dobbiamo illuderci - ha detto Alan Blinder , ex vicepresidente della Fed a Bloomberg - di poter costruire un sistema a prova di panico - Ma possiamo scegliere tra meno o più panico, e questa è la direzione in cui vogliamo indirizzare il sistema». La posta in gioco è la forma del regolamento finanziario, e cioè le disposizioni legislative che possono essere messe in campo dai governi e dai legislatori in risposta alla crisi, che, con i mutui subprime, ha portato a più di 500 miliardi di dollari di perdite e svalutazioni. Troppe nuove norme possono bloccare l’innovazione finanziaria, ma anche un approccio più leggero potrebbe creare bolle finanziarie.

Nei loro interventi, Jean-Claude Trichet e Frederic Mishkin, governatore del board della Fed, hanno difeso l’operato delle banche centrale nell’anno passato. Ma non sono mancate le critiche, come quelle Buiter, secondo cui la disponibilità a salvare dalla bancarotta gli investitori è «malsana e pericolosa».

Le discussioni sono state aperte dall’intervento di Bernanke di venerdì, che ha richiesto al Congresso Usa di garantire alla Fed una esplicita autorità di supervisione sulle transazioni rilevanti e sui sistemi di pagamento: «Un approccio alternativo potrebbe allargare il mandato dei regolatori e dei supervisori per comprendere i potenziali rischi dell’intero sistema, così come le sue debolezze». Poche ore dopo Mario Draghi, il governatore della Banca d’Italia, intervenuto soprattutto nella sua veste di presidente del Financial Stability Forum (Fsf), ha detto che la responsabilità della politica di mantenere la stabilità dei mercati potrebbe impedire il controllo dell’inflazione, sostenendo invece che il mantenimento della stabilità dei prezzi «potrebbe essere il miglior contributo che la politica monetaria può fornire al ritorno della stabilità finanziaria».

Ma il più grosso dibattito è cominciato quando Buiter, ex della Banca d’Inghilterra, ha presentato un documento dicendo la Fed presta troppa attenzione alle preoccupazioni delle istituzioni finanziarie. In risposta, Blinder, ora professore ordinario di economia presso la Princeton University nel New Jersey, ha detto che il lavoro della Fed, anche se non perfetto, è stato «molto buono», considerando l’entità della crisi. Stesso tono per Trichet.

Su una cosa sono tutti d’accordo: la crisi del credito non è finita. All’orizzonte si intravedono altri fallimenti di «banche regionali», tra cui alcune di grandi dimensioni, ha previsto Feldstein, economista di Hardvard.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/

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