Marina Salvadore ha intervistato, per il periodico La Voce di Megaride, a Napoli, Katia Anedda, la compagna di Carlo Parlanti, reduce da un vorticoso tour italiano per la campagna di sensibilizzazione dell' Associazione "Prigionieri del Silenzio" dedita all'assistenza dei tanti nostri connazionali detenuti all'estero.
di Mara Marino
Carlo Parlanti, cittadino italiano di Montecatini Terme, viene arrestato mentre si trova all’aeroporto di Dusseldorf per un mandato di cattura internazionale diramato dagli Stati Uniti. E’ il luglio del 2004. Carlo Parlanti, rientrato in Italia nel 2002 dopo un lungo periodo di lavoro negli States, ignora che la sua ex convivente, Rebecca Mc White, lo ha denunciato per sequestro di persona, violenza domestica e stupro. Dal quel giorno di luglio comincia il calvario di Carlo Parlanti. Resta detenuto in Germania per 11 mesi e durante questo periodo c’è un batti e ribatti tra Germania, Stati Uniti e Italia. La procura di Milano, nonostante il parere dell’allora Guardasigilli, ministro Castelli, che chiedeva di avocare il caso allo Stato italiano, sostiene che per il Parlanti non ci sono gli estremi per procedere in Italia e così lascia tutto nelle mani degli altri due Paesi. In Germania a Carlo Parlanti non viene neanche concessa la disponibilità di un interprete e lui riuscirà a comprendere appieno ciò di cui viene accusato solo alcuni giorni dopo l’arresto quando viene nominato dalla famiglia un difensore che parla anche l’inglese, lingua conosciuta dal nostro connazionale. Comincia quindi a dichiararsi innocente, non ha commesso alcuno dei fatti di cui è imputato e continuerà a dichiararsi innocente sempre, anche quando, estradato negli Stati Uniti, gli viene proposto un patteggiamento che lo avrebbe visto tornare a casa in breve tempo, solo quello necessario per le pratiche burocratiche. Preferisce andare al processo, è sicuro che riuscirà a dimostrare facilmente la sua innocenza. Sono giorni terribili, è lontano migliaia di chilometri da casa, sostenere una causa negli USA è particolarmente dispendioso per chi non nuota nell’oro ma nonostante tutto viene sempre sostenuto dalla famiglia, e non è solo neanche al processo. E’ in questa fase che la vicenda assume toni grotteschi, da autentico dramma. Ma andiamo per ordine. Rebecca Mc White, nel luglio del 2002, mentre Carlo era impegnato in un viaggio di lavoro negli States, lo denuncia: “…ha bevuto 4 litri di Chardonney, mi ha picchiata sbattendo più volte, almeno 30, la mia testa contro una bacheca di sughero, e altrettante contro una parete di carton gesso, mi ha schiaffeggiata sul viso a mani aperte con palmo e dorso, mi ha legata, mi ha sbattuto per terra, mi ha strattonata per i capelli e nella doccia mi cadevano a ciocche intasando lo scarico, registra le mie telefonate, sul suo computer ci sono immagini di donne che hanno subito le stesse violenze e mi terrorizza con quelle visioni chiedendomi quale posizione preferisco….”. La polizia si reca nell’appartamento di Carlo Parlanti dove viveva anche Rebecca ma l’appartamento è perfettamente in ordine, non ci sono tracce di tutto quello che ha dichiarato Rebecca, la bacheca di sughero è intatta, non ci sono scalfiture nel muro, lo scarico della doccia è libero, né i poliziotti provvedono al sequestro del pc e del nastro registratore del telefono. E’ il 18 luglio del 2002 quando si reca in polizia a denunciare un fatto avvenuto il 6 luglio. Qualche giorno dopo, Rebecca telefona al detective cui è affidata l’indagine e corregge in parte la sua dichiarazione, si è sbagliata, ha controllato sul calendario, la violenza non è stata il 6 luglio ma il 29 giugno e questa dichiarazione telefonica viene accettata. Nell’agosto del 2002 Carlo abbandona gli Stati Uniti, ha altri programmi di lavoro, è un manager informatico di tutto rispetto, un vero genio, grandi obiettivi lo attendono in Europa e per questo comincerà a viaggiare in lungo e largo per il mondo, Canada compreso, sempre in aereo, senza mai nascondersi, è completamente ignaro di quello che gli alita addosso e di quello che sta per accadergli. Intanto il giudice californiano che è titolare del caso gli invia un mandato di comparizione presso l’indirizzo che lui aveva negli States, ma Carlo non può riceverlo, non è più lì, così, quando risulta assente alla convocazione il magistrato dirama un mandato di cattura internazionale. E si arriva al processo, è il 2005. Particolare il processo subito da Carlo nel 2005 e particolari anche le udienze preliminari quelle in cui bisogna stabilire un eventuale rilascio del Parlanti dietro pagamento di una cauzione. La proposta di libertà viene rifiutata a causa di un documento secondo cui lui avrebbe compiuto lo stesso tipo di reati in Italia e quindi la sua fedina penale ne risulterebbe compromessa; ma l’avvocato preferisce non esibire il certificato di fedina penale rilasciato dal Tribunale di Milano e che risulta essere nullo. E al processo Il legale non si oppone quando la presunta vittima presenta in Tribunale una foto che la ritrarrebbe subito dopo la violenza. E i motivi per l’opposizione ci sarebbero stati: la foto non era supportata da negativi e soprattutto perché anche un osservatore disattento si sarebbe accorto che la foto mostra un donna completamente diversa da quella fotografata dalla polizia al momento della denuncia, eppure dovrebbero essere immagini contemporanee stante la dichiarazione della donna e facilmente sovrapponibili dalla Corte perché la foto scattata al momento della denuncia era agli atti del processo. Un legale che non ha saputo mettere nel giusto rilievo la dichiarazione giurata di un esperto in abusi di alcool secondo cui un uomo che beve nel corso di una serata 4 litri di vino non è poi in grado di effettuare tutte quelle violenze né di sostenere più rapporti sessuali strappati alla vittima con brutalità e poi fare una doccia, andare in piscina e poi ancora recarsi al lavoro invece di entrare in coma etilico come dovrebbe essere. Una donna che ritratta in processo molte delle sue dichiarazioni e aggiunge particolari completamente inediti sia per i detectivies che hanno raccolto la sua prima denuncia nel 2002, 18 luglio, sia per il medico che l’ha visitata per la prima volta dalla presunta violenza, 22 luglio 2002; una donna che dichiara sotto giuramento di avere avuto rapporti sessuali consensuali successivi alla presunta violenza con lo stesso brutale assalitore, e che degli stessi rapporti può fornire data certa perché li ha segnati sul calendario; una donna che è risultata credibile alla giuria popolare, nonostante tutto. Un processo che si conclude in modo ancora più particolare se possibile, nella sentenza il giudice dice in buona sostanza di essere convinto che la donna è inconsistente, non ci sono rapporti medici, non ci sono evidenze di violenza, ma siccome crede anche che alla base di tutto ci siano i comportamenti del Parlanti lo condanna a 9 anni. La reclusione per Carlo assume toni veramente drammatici, prigioni durissime, come quella di Wasco o sovraffollate come quella di Avenal, rendono ancora più debilitante e prostrante la vita di un uomo che è rinchiuso da innocente. E le malattie…Epatite C, asma, piorrea, discopatia, e poi forse un tumore al polmone destro. La mancanza di cure, il ritardo nella somministrazione dei vaccini, o nell’effettuazione di TAC e lastre al torace. Ma soprattutto le vessazioni e le torture psicologiche che è costretto a subire. Il sequestro di materiale per scrivere , o il sequestro di giornali che gli arrivano dall’Italia con la motivazione che contengono articoli pornografici salvo che poi lo stesso giornale gira per la prigione (si parla di Panorama con un servizio sull’arte pittorica e immagini di quadri con nudi femminili), o le perquisizioni fatte spesso e solo a lui, o il divieto di usare il telefono se non ha la prenotazione quando invece il regolamento carcerario dice che il telefono può essere usato da chiunque se è libero; un detenuto che viene inoltrato ad un lavoro pesantissimo in cucina nonostante la sua grave discopatia. La questione del tumore al polmone andrebbe approfondita. Probabilmente rientra nelle molestie psichiche subite dal Parlanti, quelle reazioni che nascono subito dopo che la famiglia, la fidanzata e gli amici cercano di fare pubblicità al caso, riuscendovi, e sollevando l’attenzione dei media. Carlo probabilmente avrà avuto una Valley fever, una micosi tipica delle zone desertiche come è il territorio dove è situata la prigione di Avenal, tanto che quando ha avuto il rush cutaneo, uno dei sintomi dell’infezione, gli hanno diagnosticato la scabbia prescrivendo un sulfamidico piuttosto che un rimedio topico. E i noduli ai polmoni sono un altro chiaro sintomo della Valley fever, ma per continuare nella massiccia azione di terrorizzarlo psicologicamente gli hanno detto che aveva un cancro ai polmoni, prospettando un immediato intervento chirugico e cercando di ridurlo a miti consigli ricoverandolo in ospedale in isolamento e tenendolo legato al letto per ben 16 lunghi giorni nonostante i movimenti gli fossero impediti a causa delle cannule per il drenaggio che doveva tenere. Era tenuto in isolamento perché per lui si sospettava anche una TBC e quindi negate anche le visite consolari in quel periodo. E poi il processo di risentenza nel 2007, con la conferma dei 9 anni, stesso giudice, quasi ovvio che finisse così, solo che questa volta il giudice ha detto di credere a Rebecca MC White; particolare la contraddizione: la prima volta aveva capito che era inconsistente, la seconda volta Rebecca dice la verità. E un uomo continua a marcire in prigione, con solo il calore della gente comune che lo aiuta in tutti i modi possibili attraverso la rete, cercando di non pestare i piedi a nessuno, perché come ha detto alla fidanzata un non meglio identificato funzionario del consolato italiano, a fare troppo rumore si rischia di fare di Carlo Parlanti il nuovo caso Sacco e Vanzetti… Con la presenza instancabile della compagna di sempre Katia Anedda che continua ad andare avanti in questo percorso inestricabile per riportare Carlo a casa in mezzo all’indifferenza dello Stato italiano. E’ una lotta impari quella che sta conducendo da anni Katia, fatta di mille battaglie, singhiozzi, porta sbattute in faccia, illusioni per aiuti proposti e poi rivelatisi bluff, bocconi avvelenati ingoiati a forza. Ma sono solo battaglie. Vincerà la guerra!













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