mercoledì 7 gennaio 2009

Nozze d’oro tra Cuba e la “Revolucion” di Fidèl (di Antonio Del Prete)

di Antonio Del Prete

Cuba, Castro, cinquant’anni. In rosso. Comunismo, sangue, terrore. L’ isola bagnata dalle acque del mito socialista “celebra” l’anniversario della Revolucion. Si ricordano il tempo della guerriglia, la destituzione di Batista, e la presa del Potere operata da un gruppo di giovani rivoluzionari guidati dal lider maximo. Laddove il “sol dell’avvenire” splende sulle spiagge popolate dai turisti d’oltremare, la notte della miseria inaridisce le labbra della popolazione. Le acque salate di cui si servono coraggiosi e disperati per fuggire, hanno inghiottito le promesse e le aspettative. Per gli uomini l’orizzonte è segnato dalla costa americana, per le donne l’emancipazione si chiama prostituzione. Verrebbe quasi da dire che non c’è nulla di più socialista della povertà, condizione privilegiata di eguaglianza, cappio di Stato. In questo contesto anche la tradizione ha il suo peso, la sua importanza. Ogni regime costruisce dei miti a cui appellarsi soprattutto nei momenti difficili. Anche Cuba ha il suo: Ernesto “Che” Guevara”. Il guerrigliero argentino, famoso per la sua vita “movimentata” ed un po’ meno per la ferocia, rappresenta curiosamente la connessione tra due mondi apparentemente inconciliabili, così come la vita e la morte. La sua vita, alla inesausta ricerca del comunismo, e la sua morte, marchio ineffabile del commercio capitalista. D’altronde a Cuba il paradosso è di casa. Sotto lo stesso tetto, infatti, lo stato di misurata e controllabile povertà in cui versa il popolo convive con il turismo extralusso, pragmatica concessione al tanto odiato Capitale. Il comunismo, d’altra parte, mostra sempre il solito ghigno: il fantomatico Potere dei molti è in realtà appannaggio di pochi, prezzo inconsapevole pagato al sogno della libertà e del benessere; l’unica socializzazione riuscita, invece, è quella della miseria. I Cubani, passati da una oppressione all’altra, faticano a trovare tra le mura di una soffocata quotidianità piccoli brandelli di novità. Cinquant’anni e non sentirli … oppure, invece, sentirli troppo.

Antonio Del Prete
Segretario regionale Gioventù Italiana Emilia-Romagna

Fonte: http://blog.libero.it/Antonius/6223802.html

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