sabato 28 novembre 2009

I genitori dei bambini disabili sono arrabbiati (di Cristiana Zarneri)


"Umiliati dai tagli alla scuola"

La nascita di un figlio disabile e la famiglia “ferita” - la fase dello shock iniziale - la fase della disperazione - disorganizzazione - la fase della contrattazione - la fase della riorganizzazione e adeguamento (fra accettazione e ferita), non a caso si parla di maternità ferita!

Un modello dei processi adattivi. Le variabili interagenti il profilo del bambino e le caratteristiche della patologia invalidante, le dinamiche famigliari (la coppia parentale, il gruppo fraterno, il sistema di valori di riferimento, l’attribuzione di senso all’evento) la valutazione del problema aperta alla speranza le potenzialità affettive disponibili all'interno della famiglia (nucleare ed allargata) le risorse materiali e i supporti sociali esterni alla famiglia.

I bisogni della famiglia in rapporto all’età e alla patologia del bambino, alla fase evolutiva propria del nucleo, alla rete di sostegno, facilità di accesso ad informazioni mediche precise ed integrate da parte dei diversi specialisti (rispetto agli aspetti diagnostici e prognostici), sostegno rispetto ad una immagine positiva del sé genitoriale attuale e futuro accesso a strutture e servizi (riabilitazione, scuola, tempo libero per i genitori) adeguati e capaci di valorizzare le competenze genitoriali sostegno per l’età adulta del figlio disabile. Quale relazione collaborativa con la famiglia? sostegno ai genitori nell’elaborazione del dolore? il sostegno alla motivazione riguardo ai percorsi riabilitativi (rifiuto dell’accanimento riabilitativo) la fiducia nelle proprie capacità genitoriali (offrire un modello di relazione educativa) ,l’accompagnamento nella scoperta di una attribuzione di senso all’evento che coinvolge l’intera famiglia ?

Per esempio nell’Istituto Don Gnocchi di Milano in seguito ai tagli alla scuola, voluti dal Ministro Gelmini, tante mamme sono pronte a lottare fino a quando i loro figli «non avranno riconosciuto il diritto alla dignità». Nel caso specifico (ma assolutamente non unico) per le mamme dei 70 ragazzini con disabilità gravissime che frequentano la scuola speciale statale ospitata alla fondazione Don Gnocchi i problemi sono gravi e molti: lottano, le mamme, perché il ministero dell´Istruzione annulli i tagli che hanno ridotto da 60 a 45 le maestre in via Capecelatro.

Bambini senza mani costretti ad attendere in mensa per mezz´ora prima di essere imboccati, perché la maestra non può dedicarsi a due piccoli contemporaneamente, donne che si trovano a spingere due carrozzine alla volta, perché la collega è stata mandata a casa per risparmiare. Ragazzini con gravi insufficienze motorie che nei momenti in cui l´insegnante si deve dedicare ai compagni si rannicchiano immobili, con il capo incassato fra le ginocchia.Serve commentare? Non credo proprio.

A lanciare per prima l´allarme è stata la preside Agnese Banfi, che a inizio settembre ha comunicato alla Direzione scolastica regionale «l´impossibilità di apertura della scuola» per carenza di personale. La scuola invece è stata aperta, dopo un´ispezione che ha dichiarato «congruo secondo legge» il numero di insegnanti. Il direttore della fondazione Diego Maltagliati ha incontrato i genitori. «Ovviamente non abbiamo responsabilità dei tagli - dice - ma faremo il possibile per compensare con nostri assistenti il numero ridotto di insegnanti».

Credo la congruità del numero degli insegnanti debba essere stabilita solo dai genitori , o meglio, dal loro valutare l’andamento giusto all’interno di queste strutture, andamento che non comporti disattenzione ed attese verso bambini che ne hanno maggior bisogno. Non è concepibile che in un’Italia dove i politici sono sui giornali solo per gossip o perché sanno dire le parolacce, i veri problemi della gente siano tralasciati, anzi lasciati. Vogliamo fatti .

Cristiana Zarneri
Responsabile tutela dell’Infanzia
Federazione provinciale Romana - LA DESTRA

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